Cicatrici da mastoplastica riduttiva: la “T rovesciata” spiegata
Chi valuta una riduzione del seno si pone quasi sempre la stessa domanda: che cicatrici lascia? È una preoccupazione legittima, perché questo intervento, a differenza di altri, comporta incisioni visibili sulla mammella. La più diffusa disegna una caratteristica forma a “T rovesciata”. Capire dove cadono queste cicatrici, come evolvono e cosa le rende più o meno evidenti aiuta ad affrontare l’intervento con aspettative realistiche.
Perché la mastoplastica riduttiva lascia cicatrici
Per ridurre il volume del seno il chirurgo deve rimuovere ghiandola, grasso e pelle in eccesso, poi ridisegnare e riposizionare il complesso areola-capezzolo più in alto. Tutto questo richiede incisioni, e ogni incisione genera un esito cicatriziale. Le cicatrici, quindi, non sono una complicanza ma una parte attesa dell’intervento: il vero obiettivo non è eliminarle, ma renderle il più discrete e ben posizionate possibile.La cicatrice a “T rovesciata”
La tecnica più utilizzata, soprattutto quando la riduzione è importante, produce un disegno composto da tre tratti: uno circolare attorno all’areola, uno verticale che scende dall’areola al solco sottomammario e uno orizzontale lungo il solco stesso. L’unione di questi tratti forma una “T rovesciata” (o “àncora”). Il tratto orizzontale è quello più lungo, ma resta nascosto nella piega naturale sotto il seno; il tratto verticale e quello periareolare sono gli unici potenzialmente visibili, e tendono a mimetizzarsi bene nel tempo.Esiste un’alternativa con meno cicatrici?
Nei casi di riduzione moderata si può ricorrere alla tecnica a cicatrice verticale (senza il tratto orizzontale lungo il solco), che riduce l’estensione complessiva degli esiti. La scelta tra le due tecniche non è solo estetica: dipende dalla quantità di tessuto da rimuovere, dal grado di rilassamento e dalla qualità della pelle. Sarà lo specialista, durante la riduzione del seno, a indicare l’approccio più adatto al singolo caso, bilanciando risultato e cicatrici.Come evolvono nel tempo
Nelle prime settimane le cicatrici appaiono arrossate e in rilievo: è la fase fisiologica della guarigione, non un segnale negativo. Nei mesi successivi vanno incontro a un progressivo processo di maturazione, schiarendosi e appiattendosi. L’aspetto definitivo si valuta solo dopo dodici-diciotto mesi. Una cicatrice che a distanza di molti mesi resta rilevata, arrossata o si allarga (cicatrice diastasata) rappresenta invece un’alterazione della guarigione, da valutare con il chirurgo.Cosa influenza la qualità delle cicatrici
- La predisposizione individuale alla cicatrizzazione (tendenza a cheloidi o cicatrici ipertrofiche)
- Il tipo e la tensione della pelle nella zona operata
- Il fumo, che riduce l’ossigenazione dei tessuti e peggiora la guarigione
- La tecnica chirurgica e la cura nella sutura
- Il rispetto delle indicazioni post-operatorie e la protezione dal sole


